Dalle idee al cambiamento: la nuova previdenza complementare

Pubblicato il 4/5/2026

 

Milano, 5 maggio 2026 – Il tema della previdenza complementare, protagonista anche della Plenaria di apertura, è stato oggetto di una sessione dedicata, organizzata da Assogestioni nel pomeriggio del primo giorno del Salone del Risparmio 2026.

L’incontro ha posto al centro l’evoluzione del sistema di previdenza complementare italiano, alla luce delle rilevanti novità incluse dal Governo nella Legge di Bilancio 2026. Gli interventi hanno evidenziato come le misure previste siano destinate a incidere in modo significativo su diversi ambiti: dalle modalità di adesione ai fondi, alla gestione degli investimenti, fino ai meccanismi di flessibilità in fase di uscita, delineando un quadro di riforma volto a migliorare efficienza e accessibilità del sistema.

A introdurre la conferenza Fabio Galli, Direttore Generale di Assogestioni: “La previdenza complementare rappresenta uno dei pilastri fondamentali per la solidità del sistema economico. Nessun mercato dei capitali può essere davvero profondo e attrattivo se non è sostenuto da investitori istituzionali stabili, orientati al lungo periodo e radicati nel tessuto economico del Paese. In questo senso, la previdenza non è soltanto una risposta individuale a un bisogno futuro, ma anche un elemento strutturale di equilibrio per l’intero sistema”.
 

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A seguire, due interventi istituzionali. Stefano Cappiello, Dirigente Generale della Direzione V, Regolamentazione e vigilanza del sistema finanziario del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha sottolineato come “il recente intervento in Legge di Bilancio valorizzi la previdenza complementare, con il duplice e convergente obiettivo di promuovere sia maggiori rendimenti previdenziali per i singoli beneficiari sia il rafforzamento del sistema produttivo nel suo complesso, data la chiara correlazione che si riscontra nel panorama internazionale tra le dimensioni dei fondi pensione e il finanziamento dell’economia reale per il tramite dei mercati dei capitali”.

Lucia Anselmi, Direttore Generale COVIP, ha poi osservato: “Le nuove norme muovono nella giusta direzione e possono dare un contributo importante allo sviluppo del settore della previdenza complementare. Le soluzioni vanno ad affiancare soprattutto i giovani, avvicinandoli ai fondi pensione fin dall’ingresso nel mondo del lavoro e guidandoli in percorsi di investimento in grado di valorizzare il tempo come alleato nella costruzione del futuro. L’introduzione di nuove prestazioni amplia lo spazio di scelta dell’individuo al termine della vita lavorativa, rendendo la partecipazione più funzionale alle esigenze di ciascuno e dunque più attrattiva. La COVIP, chiamata ad adottare istruzioni applicative e ad affiancare i fondi in questa fase di passaggio, ha ben presente l’obiettivo di creare un sistema più efficiente, solido e diffuso, in grado di giocare anche un ruolo importante a sostegno della crescita del Paese”.

La successiva tavola rotonda ha posto l’attenzione su aspetti positivi del nuovo framework normativo, possibili aree di miglioramento e direttrici di sviluppo da seguire per rafforzare ulteriormente il ruolo del secondo pilastro nel sistema pensionistico, con il contributo di Maurizio Grifoni (Presidente del Fondo Fon.Te), Ugo Loeser (Presidente del Comitato Previdenza e Investimenti a Lungo Termine di Assogestioni), Mauro Marè (Presidente MEFOP) ed Elena Panzera (presidente AIDP Lombardia).

Il panel è stato moderato da Arianna Immacolato, Direttore Fisco e Previdenza di Assogestioni, la quale ha affermato: “Con la Legge di Bilancio 2026 sono finalmente entrate nel quadro normativo tre misure che Assogestioni proponeva da anni e che possono segnare un vero cambio di passo per la previdenza complementare in Italia: l’adesione automatica dei nuovi assunti, una soluzione di investimento di default più evoluta di tipo life-cycle, e una maggiore flessibilità nell’erogazione delle prestazioni pensionistiche. Sono interventi che rafforzano il sistema, ne aumentano l’attrattività e lo rendono più capace di rispondere alle esigenze di una società che cambia. È un’evoluzione coerente anche con le riflessioni che stanno maturando in sede europea per costruire sistemi pensionistici più robusti e sostenibili nel lungo periodo.

A giugno l’appuntamento con il 7° Rapporto Assogestioni-Censis

Durante la conferenza, Fabio Galli (Direttore Generale di Assogestioni) e Giorgio De Rita (Segretario Generale di Censis) hanno annunciato che il 23 giugno presso l’Ara Pacis a Roma si terrà l’evento di presentazione del 7° Rapporto Assogestioni-Censis, incentrato proprio sul tema.  

La data scelta si colloca in prossimità dell’implementazione, prevista per il 1° luglio 2026, delle prime nuove misure, con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione in vista della data di partenza. Infatti, Fabio Galli ha spiegato: “La riforma introdotta con l’ultima Legge di Bilancio rappresenta un passo importante, atteso da tempo, e va nella direzione di rendere il sistema più moderno ed efficace. Tuttavia, le riforme producono risultati solo se vengono comprese e adottate: per questo è fondamentale affiancare agli interventi normativi un forte lavoro di educazione e accompagnamento culturale, capace di superare inerzie e resistenze ancora presenti nel Paese”.

A Giorgio De Rita il compito di inquadrare il tema dal punto di vista della conoscenza, delle aspettative e della propensione degli italiani a investire nel proprio futuro. Nel corso del suo intervento, il Segretario Generale di Censis ha quindi spiegato gli ambiti approfonditi dall’indagine e anticipato alcune evidenze chiave che rappresenteranno la base dell’evento di giugno.

A trent’anni dalla riforma Dini la conoscenza della previdenza complementare è ancora insufficientemente diffusa. Solo il 15,4% degli italiani tra i 18 e i 64 anni dichiara di conoscerla bene, il 59% a grandi line, mentre il 25,6% non la conosce.

Dall’incrocio per genere emerge un gender gap significativo: solo il 10,7% delle donne dichiara di conoscere bene le diverse forme della previdenza complementare contro il 20% degli uomini. Le conosce a grandi linee il 58,6% delle donne e il 59,5% degli uomini, mentre non le conosce affatto il 30,7% delle donne rispetto al 20,5% degli uomini.

Le donne, già penalizzate nel mercato del lavoro da carriere più discontinue e retribuzioni più basse, rischiano di trovarsi ulteriormente svantaggiate nella fase del pensionamento.

È da questa fotografia che parte il 7° Rapporto Assogestioni-Censis, con l’obiettivo di restituire un racconto forte e impressivo del rapporto tra italiani e previdenza complementare.

In allegato l'Anticipazione 7° Rapporto Assogestioni-Censis

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