Dai PIR alla proposta sui SIA: tutte le strade per mettere il risparmio al lavoro

Pubblicato il 3/8/2026

di Maria Luisa Gota*

 

Maria Luisa Gota

Non sottovalutiamo i pregi dei Pir per far incontrare risparmio e imprese

L'Europa non soffre di una carenza di risparmio. Soffre della difficoltà di trasformarlo in investimenti capaci di sostenere crescita, innovazione e competitività. Oltre 12.500 miliardi della ricchezza finanziaria delle famiglie europee rimangono parcheggiati in depositi e conti correnti, con rendimenti modesti e spesso inferiori all'inflazione. Questo accade in un momento storico in cui i cambiamenti demografici richiedono una pianificazione rigorosa delle proprie risorse finanziarie per essere in grado di far fronte con dignità a una vita sempre più lunga.

Nasce così la Savings and Investments Union, l'iniziativa con cui la Commissione europea punta a mobilitare il risparmio privato, rafforzando il mercato dei capitali europeo e italiano e finanziando quelle trasformazioni di cui l'Europa ha bisogno. Il dibattito su questi temi è sempre più vivace e converge su due risposte necessarie a livello di sistema: da un lato il rafforzamento della previdenza complementare, sia come strumento di welfare per le persone sia come opportunità di investimento di lungo periodo, in grado di fornire capitale paziente. Dall'altro, la creazione di una forma di investimento incentivato fiscalmente, accessibile e in grado di avvicinare i risparmiatori ai mercati finanziari: i Savings and Investment Account o Sia. Su quest'ultimo punto si è espressa la Commissione Europea con una raccomandazione pubblicata il 30 settembre 2025, con la quale ha invitato gli Stati membri a sviluppare questa forma di investimento, lasciando tuttavia ampia libertà nella loro concreta configurazione.

Da questo punto di vista, l'Italia non parte da zero. I Pir rappresentano già un contenitore fiscale che incentiva gli investimenti di lungo periodo e, al tempo stesso, indirizza il risparmio verso il tessuto produttivo nazionale. Dal 2017 a oggi i Pir hanno raggiunto 820.000 risparmiatori e masse per 27 miliardi fornendo un contributo di tutto rispetto al mercato azionario italiano: rappresentano una percentuale compresa tra il 9 e il 13% del flottante dei mercati Ftse Italia MidCap, Small Cap e Egm, consentendo ai risparmiatori di beneficiare dell'esenzione dalle imposte sui redditi finanziari a fronte del mantenimento dell'investimento per almeno 5 anni.

Esiste anche una versione alternativa destinata a finanziare le imprese di minori dimensioni che assicura benefici fiscali più generosi. I Pir sono uno strumento da preservare sia per i risparmiatori sia per il nostro mercato. La Raccomandazione europea offre oggi l'opportunità di compiere un ulteriore passo avanti. In questa prospettiva, Assogestioni propone un nuovo contenitore fiscale accanto ai Pir che, sfruttandone l'infrastruttura, si caratterizza per un maggiore orientamento agli investimenti europei e azionari (prevalenza di azioni, Etf o fondi azionari e almeno il 70% in emittenti dell'Unione Europea). Nel dibattito nazionale sono state recentemente formulate diverse ipotesi di strutturazione dei Sia, la maggior parte delle quali, seppure con diverse sfumature, ricalca la proposta sopra riportata. Solo una si distingue in modo netto e attrae alcuni studiosi e operatori: l'idea è quella di emulare gli Isk svedesi i cui punti di forza sono l'ampiezza dell'oggetto dell'investimento, l'assenza di un holding period minimo per accedere al regime fiscale agevolato e semplificato.

Pur nella sua semplicità, il regime fiscale agevolato degli Isk, che prevede l'applicazione di un prelievo su un reddito figurativo calcolato con un metodo patrimoniale e indipendente dall'effettivo conseguimento di un rendimento, è difficilmente conciliabile con il principio della tassazione sul realizzato che caratterizza la fiscalità italiana delle rendite finanziarie.

Un prelievo annuale sul patrimonio medio non correlato al rendimento assomiglia a un'imposta patrimoniale, poco gradita ai cittadini italiani. Inoltre, incentiva un approccio ai mercati «mordi e fuggi», lontano dalle logiche di investimento di medio-lungo termine con cui è opportuno avvicinarsi ai mercati finanziari.

Un contenitore fiscale diversificato per asset e geograficamente, detassato se viene mantenuto per almeno 5 anni, rappresenta uno strumento di creazione di valore per i risparmiatori, un'opportunità di immettere nuove risorse nell'economia e un veicolo di trasmissione di una corretta educazione finanziaria.

Articolo a firma di Maria Luisa Gota | 03.08.2026

*Articolo a firma di Maria Luisa Gota, Presidente di Assogestioni, pubblicato il 3 agosto 2026 su L'Economia del Corriere della Sera

Leggi Anche