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Il rischio finanziario

In campo finanziario, il rischio è l’incertezza legata al valore futuro di un’attività o di uno strumento finanziario o, più in generale, di un qualsiasi investimento.

Un’attività patrimoniale si definisce rischiosa se il flusso monetario che produce è almeno in parte casuale, cioè non è conosciuto in anticipo con certezza. Un titolo azionario è un classico esempio di attività rischiosa: non si può sapere se il prezzo aumenterà o diminuirà nel tempo, né se la società che lo ha emesso pagherà periodicamente i dividendi.

Per quanto i titoli azionari siano considerati attività rischiose per eccellenza, in realtà ne esistono molte altre.
Nel caso dei titoli obbligazionari, la società emittente potrebbe fallire e non restituire il capitale o corrispondere gli interessi ai sottoscrittori. Gli stessi titoli di Stato che maturano a 10 o 20 anni sono rischiosi: per quanto sia fortemente improbabile che il governo di un paese industrializzato vada in default (cioè non sia in grado di pagare quanto dovuto), il tasso d’inflazione può aumentare inaspettatamente, riducendo il valore reale degli interessi e del capitale restituito alla scadenza, e dunque il valore del titolo.

Un’attività priva di rischio o risk-free garantisce un flusso monetario certo. I titoli di stato a breve termine dei paesi più avanzati (come i Treasury Bill americani o i BOT italiani) sono privi o quasi di rischio. Giungendo a scadenza nel volgere di pochi mesi, il rischio legato a un aumento inatteso dell’inflazione è esiguo, e si può essere ragionevolmente certi che il governo non mancherà di corrispondere alla scadenza il capitale e gli interessi. Altri esempi di attività risk-free sono i depositi bancari a vista e i certificati di deposito a breve termine.


Perché siamo avversi al rischio?
In base al concetto di avversione al rischio gli individui mal sopportano gli eventi negativi, più di quanto apprezzino eventi positivi equivalenti. Per spiegare questo concetto, supponiamo di trovarci di fronte a questa opportunità: si lancia una moneta; se esce testa, si perdono 1000 euro; se esce croce se ne vincono altrettanti.

Accettereste la scommessa? Se siete avversi al rischio, molto probabilmente no. Per un individuo avverso al rischio, infatti, il danno che deriva dalla perdita di 1000 euro è superiore al beneficio di vincerne altri 1000. Per spiegare razionalmente un così diffuso comportamento istintivo, gli economisti hanno sviluppato un modello dell’avversione al rischio ricorrendo al concetto di utilità, cioè alla misura individuale soggettiva del benessere o della soddisfazione.

A ogni livello di ricchezza corrisponde una determinata misura di utilità, che decresce progressivamente all’aumentare della ricchezza stessa. Questo significa che all’aumentare della ricchezza, diminuisce l’utilità di un euro di ricchezza in più. A parità di ricchezza iniziale, quindi, la minore utilità che deriva dalla perdita di 1000 euro è superiore alla maggiore utilità apportata da una vincita di 1000 euro. Ecco spiegato perché gli individui sono generalmente avversi al rischio.

 

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